ALBERGO A ORE

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– Me li hanno incartati nei bianchi lenzuoli e l’ultimo viaggio l’hanno fatto da soli. Però non è giusto morire a vent’anni e poi proprio lì.
– La morte non ha luogo, o età.
Il vecchio pescatore prese un verme e lo poggiò alla pietra che gli stava accanto, poi estrasse un piccolo coltello dalla tasca.
– Né specie – aggiunse, affondando la lama nell’esca.
Il ragazzo rimase a guardarlo in silenzio.
– Come San Pietro, gli ho dato le chiavi. Gli ho dato le chiavi di quel paradiso e ho chiuso la stanza sul loro sorriso.
– Ognuno è mano del Signore.
– Perché io? – urlò il ragazzo, alzandosi.
Il pescatore si girò a guardarlo.
– Dove hai detto che lavori?
– Io lavoro al bar d’un albergo a ore. Porto su il caffè a chi fa l’amore.
– E allora.
– Allora cosa?
– Ti sei risposto da solo.
Il vecchio ritrasse la lenza dall’acqua.
– Diavolo! – imprecò, vedendo l’amo privo di esca e preda.
– Vedi? Tu sei un verme.
– Come ti permetti, vecchio?
– Lui, – continuò tranquillo il vecchio indicando il cielo – ti ha infilzato all’amo della sua canna e ti ha usato. A differenza mia, però, ha fatto pesca grossa.
Bestemmiò e prese un’altra esca dal barattolo che teneva in tasca.
– E come pensi che ci si senta? Mi hanno chiesto una stanza. Gli ho fatto vedere
la meno schifosa, la numero tre… Puliti, educati, sembravano finti. Sembravano proprio due santi dipinti.
– E pure i santi muoiono – tagliò corto il vecchio.

– Sorella Luna, tu che ci guardi sempre, in silenzio di madre, ti prego, portami via. Fammi fuggire, che nessuno possa riconoscere in me quello che ha dato loro le chiavi di quel Paradiso. Io porto su il caffè a chi fa l’amore. E fanno su e giù, coppie tutte uguali, e non le vedo più, manco con gli occhiali. Perché loro, invece, li ho visti così bene? Perché so che non potrò più dimenticarmi delle loro facce? L’acqua del fiume scorre e pulisce e ci cambia e, forse, pur io avrei bisogno di lavarmi via questo rimorso, questa convinzione che mi infilza. Tu, pallida, che mi guardi a fare, se poi non consigli?
Il ragazzo si avvicinò alla riva e rimase a guardare l’acqua.
– lo sarò un cretino, ma, chissà perché, non mi va di dare a nessuno la chiave del tre.
Raccolse un sasso e lo lasciò cadere.
– Non l’avevo mai data a nessuno. E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi.
– Né fiori, né gente. Soltanto un furgone, ma, là dove stanno, staranno benone – canticchiò, mentre l’acqua gli cingeva la vita.

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