Non siate tutti Charlie, siate voi stessi

Angoscia. L’esecuzione della redazione del Charlie Hebdo mi ha lasciato questo: angoscia. E American Sniper, visto la sera stessa, non ha fatto altro che aumentare il profondo senso di disagio che mi attanaglia. Oggi il mondo intero si stringe nel cordoglio, l’Occidente si sente vittima e cerca i carnefici al di là dei propri confini, le persone si radunano nelle piazze e urlano che la libertà – di espressione o meno – non si può uccidere. L’umanità tutta si unisce sotto un’unica bandiera e non capisce di essere così profondamente divisa e miseramente schiava. Sì, siamo schiavi. Siamo prigionieri di una libertà che non abbiamo e che nessuno intende concederci e, cosa peggiore, che nessuno di noi intende rivendicare.

E’ angoscia quella che provo nel vedere le persone nelle piazze, radunate dal potere dei social network, così scosse e allo stesso tempo incapaci di cogliere non solo la sofferenza del proprio vicino, ma ancor di più la propria, viscerale e radicata. Ci crediamo uniti e ci fanno credere di esserlo, ma non siamo nemmeno capaci di aiutarci. Non riusciamo a distinguere la felicità dalla tristezza, l’appagamento dal bisogno di approvazione, il giusto dallo sbagliato. Abbandonate queste piazze, cosa ci resterà? Dopo aver urlato che la nostra libertà non si può uccidere, con che coraggio torneremo alle nostre vite da schiavi? Siamo davvero così sicuri che fingerci leoni per un giorno basti per la nostra espiazione?

Io non riesco. Ammetto la mia debolezza. Non sono in grado di unirmi a voi e di sentirvi fratelli. Non riesco a umiliare ancora di più me stesso e credere che questa sia la mia guerra. Non riesco a prendermi ancora una volta in giro. Vorrei fosse così facile, o sentirmi in dovere di guardare il video di questa atroce esecuzione e condividerlo, consigliarlo, e non pensare che, invece di urlare il mio sdegno, non faccio altro che nutrire la mia fame per il macabro.

Vorrei che ciascuno di noi si fermasse prima di gridare “Siamo tutti Charlie” e riuscisse a dire prima di tutto chi è lui. Basterebbe un solo sussurro. Ci riempiamo la bocca di slogan e ci identifichiamo sempre in qualcun altro, ma quando inizieremo a identificarci in noi stessi? Quando impareremo ad affrontare le nostre battaglie in prima persona e non mascherati da collettivo? La verità è che ciascuno di noi ha paura di scoprire se stesso. E questa diventa la nostra espiazione. Mera espiazione. Da domani saremo di nuovo giustificati a fregarcene di tutto e a vivere le nostre vite nel modo più egoista, senza capire che ad aver ammazzato Charlie Hebdo è stato ognuno di noi.

“Non possiedo una filosofia in cui potermi muovere come l’uccello nell’aria e il pesce nell’acqua. Tutto quello che possiedo è un duello, e questo duello viene combattuto in ogni istante della mia vita tra le false consolazioni, che solo accrescono l’impotenza e rendono più profonda la mia disperazione, e le vere consolazioni, che mi guidano a una temporanea liberazione. Dovrei forse dire: la vera consolazione, perché a rigore non c’è per me che una sola vera consolazione, e questa mi dice che sono un uomo libero, un individuo inviolabile, una persona sovrana entro i miei limiti.”
Stig Dagerman

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